I grandi miti del basket italiano: le V nere. Parte 1

Sono molte le squadre italiane di pallacanestro che hanno fatto la storia del movimento nostrano. Tra le più antiche troviamo la squadra di Bologna, nata nel 1871 come Società sezionale di ginnastica. Società che sarebbe divenuta celebre poco dopo come Sef Virtus Bologna grazie alle iniziative di Emilio Baumann. Successivamente il nome divenne Società ginnastica di Bologna e venne adottato un simbolo che fece la storia, le 4 Effe posizionate secondo un design a creare una croce romana. Queste quattro F simboleggiavano quattro virtù importanti di ogni ginnasta (forte, franco, fermo e fiero).

Arrivando al 1922 si ebbe l’ennesimo cambio di nome, il gruppo sportivo divenne la Società di educazione fisica Virtus. La società, nei suoi primi cinquant’anni di storia, era riuscita a creare un vero e proprio movimento sportivo nella provincia di Bologna, toccando ogni singola disciplina praticata a quei tempi. Non si parlava quindi solamente di pallacanestro, ma bensì di tiro a segno, scherma, lotta, ciclismo, sollevamento pesi, nuoto e ginnastica.

Per capire la portata del movimento bisogna fare un salto in avanti, quando nel corso del 1974 i grandi successi di questa società portarono alla consegna di un prestigioso titolo, quello di “ente morale” conferito dal Capo dello Stato in persona. Dagli anni ’20, quando cinque giovani atleti si trovarono quasi per caso a giocare a pallacanestro, la storia di questa società si ere evoluta nel corso del tempo fino a portarla sul tetto d’Italia 8e più avanti d’Europa). Il primo quintetto che diede vita alla Virtus pallacanestro Bologna fu l’antesignano di un movimento sportivo che avrebbe segnato un’epoca.

Tornando agli inizi della storia

Il primo scudetto della Virtus è datato 1934, scansando il dominio delle grandi capitali storiche dello sport, Milano e Roma. Poco dopo arrivò la guerra e le attività sportive dovettero interrompersi, fino al campionato del 1945, quando i bolognesi si aggiudicarono il loro primo tricolore del dopoguerra. Anche durante i successivi tre anni la Virtus non fece prigionieri e vinse i titoli di campione d’Italia. Proprio quello fu il momento nel quale nacque “il mito della V nera” che identificava questa squadra di pallacanestro.

Il momento di Milano

Dopo le grandi vittorie della Virtus arrivò il momento di Milano, dominatrice per cinque anni di fila fino a quando nel 1955 la Virtus riuscì a vincere un nuovo titolo di campione d’Italia, confermando il primato anche nell’anno successivo. Si arrivò così a sei scudetti. Il 1957 è un anno di grande cambiamento, la Virtus lascia il palazzetto che l’aveva ospitata nel corso di 11 anni (Sala Borsa) per trovare ospitalità presso il palazzo dello sport di piazzale Azzarita, luogo di culto per il basket bolognese.

Questo campo da gioco vide nascere grandi talenti del basket italiano: Zuccheri,  Lombardi e Gambini, tra i molti, ma la fortuna sembrava girare le spalle alla squadra bolognese che dovette attendere il passare di tutti gli anni ’60 prima di aggiudicarsi un altro titolo di campione d’Italia. Infatti quel periodo vide il costante dominio delle Scarpette Rosse della capitale industriale del Nord, Milano. Iniziò anche la grande storia di una giovane squadra che avrebbe segnato la storia del basket italiano, la Ignis Varese. Al contrario Bologna si vide invischiata in zona retrocessione e dovette lottare con forza, raggiungendo però il punto più basso della storia di questa società nel 1971.

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